Archive for luglio, 2008

Fly back: Sat Sep 6

 

Deciso il ritorno in una calda e umidissima serata estiva in un locale di Manhattan che serve Burgers ma di classe. Luce soffusa, tovaglia e tovaglioli a modo, molto lounge e poco fast food (ho persino potuto aggiungere della vera mozzarella al mio panino). Parto sabato 6 Settembre e torno domenica 7 mattina. Alcuni avvisi:

  • Ai colleghi del Fantacalcio: mi sa che anche quest’anno saltiamo la prima giornata…ci dovremo organizzare per l’asta nella settimana che va dall’8 al 14. Quest’anno è colpa mia…
  • Ai compagni di squadra: il capitano riprenderà gli allenamenti (salvo pesante fuso orario) subito lunedì 8 Settembre e spera di trovare una squadra unita e votata alla qualificazione. Qualche novità su acquisti e cessioni?
  • Ai Montecastellesi: se non ricordo male domenica 7 è festa a Mercato…so dove trovarvi 😉
  • A mia mamma: prenoto a pranzo cappelletti pasticciati e piadina con prosciutto crudo, rucola e melanzane grigliate. Naturalmente larghe fette di mozzarella e scaglie di grana a parte. Gelato artigianale a fine pasto (tutti i gusti basta non quelli di frutta).

Grazie per l’attenzione…passo e chiudo!

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Next stop…Scarborough…

Sono appena tornato a casa dopo l’ennesimo viaggio in treno verso la Grande Mela; 50 minuti andare e 50 a tornare…l’espresso ce ne mette almeno almeno 10 in meno ma non sempre riesco a prenderlo. Ormai la Metro North Railroad è la mia seconda casa..almeno 6 orette a settimana ce le passo e alcune volte anche di più. Per l’andata mi organizzo..mi porto qualcosa da leggere..qualcosa che possa essere concluso dopo un’oretta e che possa essere “pattumizzato” in Grand Central. Per il ritorno mi affido di solito alla sveglia del cellulare: a volte non riesco nemmeno ad arrivare a Marble Hill (Bronx) che già sono caduto in fase REM…Harlem 125th street è solitamente la mia ultima spiaggia. La cosa bella di questa linea è che corre tutta lungo il fiume Hudson dove, stazione dopo stazione, si può vedere come il livello sociale cambi, e quindi come sia il grado di ricchezza della città a cui appartiene quella stazione. Non sto scherzando..è proprio così! Qua le cose sono molto settorizzate/ghettizzate…anche perchè la società lo impone: infatti dove ci sono famiglie ricche gli affitti sono più alti, le case più moderne, i confort maggiori…e dove invece si fa fatica ad arrivare a fine mese con l’affitto, mancano le scuole, le attrezzature, gli ospedali. Una situazione ineluttabile per chi vive nei sobborghi…

…io lo chiamo il “train de vie”…

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La campana della libertà

Ma sono veramente in un paese libero? Beh alcune semplici regole di sopravvivenza:

  • E’ possibile trasportare alcolici ma non bere all’aperto
  • E’ possibile bere sul treno e sull’aereo ma non in macchina (e non parlo del conducente)
  • Se in macchina c’è una bottiglia di alcolico aperta ti possono fare il culo
  • Non abbandonare le mani dal volante se fatto accostare dalla polizia..te lo dico per esperienza
  • Non sorpassare mai la fila
  • Prenota sempre in tempo per un grande evento..per lo più on line
  • Spera di non farti male e di non andare all’ospedale
  • Non rubare nulla…mi raccomando
  • Se sei bianco: non pisciare fuori dal vaso
  • Se sei nero: non provare a pisciare fuori dal vaso
  • Se sei messicano: assolutamente, fidati, non pisciare fuori dal vaso

Tanto per citare l’inno americano:

[…] “Oh, say does that star-spangled banner yet wave
O’er the land of the free and the home of the brave?” […]

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Philly

Filadelfia, o meglio simpaticamente chiamata Philly, è una città che ha dell’antico, dello storico…una pietra rara e preziosa negli USA, ma che secondo me non sfrutta a dovere. Pare che sia impreparata al turismo e al turista in generale: gente sopresa dal tuo accento, non abile nel darti direzioni/consigli/suggerimenti, a volte parlare con gli autoctoni è risultato più complesso di risolvere una sciarada della settimana enigmistica. Eppure oltre alla tipicissima Philly Cheesesteak (un pane frusta imbottito con scaglie di bistecca ricoperte di provolone squagliato, solitamente con funghi, cipolla e peperoni rossi) Philadelphia vanta la Liberty Bell, simbolo della guerra d’Indipendenza e poi a seguire del movimento abolizionista per la schiavitù, e la Congress Hall dove avvennero i primi Congressi dopo l’Indipendenza americana (non dimentichiamoci che anche se per un breve periodo, Filadelfia è stata capitale americana). Eppure con tutto questo popò di roba (lo so lo so…a Roma gli fa un baffo) rimane povera nell’organizzazione e nella accoglienza. La ribattezzo la NYC wanna be!

P.S.

Una cosa però la dobbiamo imparare: tutti i musei relativi alla storia Americana, alla dichiarazione d’Indipendenza e tutte le attività che si svolgono in relazione a questo, sono assolutamente gratuite, per dare la possibilità a qualsiasi americano (e non) di poter visitare le origini del proprio paese. Figuriamoci se l’ingresso al Quirinale o al Vittoriano è gratis per noi italiani!

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Massi…the Italian Stallion

Un altro di quei sogni che mi porto dentro fin da bambino e che in questo caso si realizza in un caldo sabato pomeriggio in quel di Philadelphia: per la guida Lonely Planet è semplicemente il Philadelphia Museaum of Art, per un fanatico come me sono “the Rocky Steps” (spero di non dover dire altro a riguardo…non ci voglio neanche credere che qualcuno dei miei lettori non sappia di cosa stia parlando). Oltre alla scalinata, il luogo di culto dello “stallone italiano” si arricchisce con una gloriosa statua di bronzo posta all’estremità sud del museo, con annesso uomo di colore pronto a sfilare qualche dollaro ai gruppi di ragazzi/uomini/vecchi che vogliano improvvisare una rissa al foto-finish di fronte al Balboa. Naturalmente il sogno si è definitivamente materializzato quando, al suono di “Gonna fly now” nella mia testa, ho messo il cuore dentro alle scarpe e ho corso più veloce del vento (citazione De Gregoriana) su per gli scalini fino in cima…lanciando le mani al cielo in segno di liberazione (niente bambini o fan al seguito purtroppo). Ergo…dopo Lisa in una puntata dei Simpson, dopo Will Smith nei panni del Principe di Bel Air e dopo il mio mito personale Allen Iverson in una pubblicità per la Reebok ai tempi dei 76ers…anche il Massi ha la sua parodia personale della corsa sui Rocky steps (anche click sull’immagine).

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A night with Coldplay…

Veramente un gran bel concerto quello dei Coldplay al Wachovia Center di Philadelphia. Canzoni prese dal nuovo album e tutte le hit riproposte in modo spettacolare: Yellow quella meglio interpretata (video sotto foto), the Scientist la più dolce (cantata tra il pubblico) e Lovers in Japan bella new entry con tanto di coriandolata degna un gran finale per un magnifico spettacolo. E’ la prima volta che vedo i Coldplay dal vivo e devo veramente affermare che Chris Martin è un pazzo scatenato: ha ballato, saltato, cantato e suonato per un’ora e mezza senza stop e come un forsennato; in piena forma campionato. Lo stadio dei Flyers era pieno ed esaltato in ogni ordine di posto (birra e hot dog a fiumi in pieno stile da spettatore frenetico, viziato e impaziente americano). Buona la prestazione di Santogold come opening act, più che altro veramente stilosa la coreografia.

Io c’ero!

[…] “You might be a big fish in a little pond

doesn’t mean you’ve won

‘Cause a long may come

A bigger one” […]

from Lost!, Viva la Vida, Coldplay

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The Philips Intern Crew

Prima volta che facciamo una foto tutti insieme (vista la partenza di Adam) non potevo non postarla anche perchè un grazie ai miei compagni “dottorandi” di viaggio, non che vicini di cubicle, è dovuto.

Tenete botta…

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Scoprendo il Westchester…

Non è poi così male vivere nel Westchester…è un luogo tranquillo, che ha un pò di tutto, tanto verde e a veramente un passo da Manhattan. Certo..non si è a Manhattan…insomma non si è nel cuore di questo mondo…ma posso dire che sono per lo meno nell’aorta (deformazione professionale). Intendo dire che poi ci si abitua al treno e ai sui sedili in fintissima pelle e 14°C costanti, ci si adegua a doversi spostare in macchina per qualsiasi minima cosa perchè tutto è lontano e niente è vicino, e ci si adatta a passare la serata nel classicissimo sport bar di periferia dove in tutti gli schermi ci sono gli Yankees e dove tutti indossano la maglietta del fortissimo Jeter o del recente madonnaro Rodriguez. Da quando ho la macchina mi posso definire un esperto della zona..avendo girato un bel pò..a volte solo per la voglia di fare un giro (dopo un breve ma accurato consulto su google map, tanto per non perdersi). Tirando le somme posso dire che White Plains può essere considerata la capitale della contea: ristoranti all’aperto, bar per l’aperitivo (incredibile…ne ho trovato uno con l’aperitivo sul roof e musica house, il tutto la domenica pomeriggio) e club (Thirsty Turtle offre anche il braccialetto del venerdì cioè la possibilità di avere bar libero per soli 33 $ dalle 11 fino alle 4 di notte…sì…ho detto bar libero!). Invece Tarrytown e Pleasantville sono i paesi che crescono…anche se ancora piuttosto acerbi per essere definiti città. C’è pure l’hollywoodiana Sleepy Hollow con annessa statua di ferro arrugginito del cavaliere senza testa.

Beh…tutti questi nomi possono creare un pò di confusione sopratutto per chi non c’è dentro…quindi non mi rimane altro che invitarvi a provare…

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Pronti a salpare!

Uscita domenicale con una barca di proprietà di amici nell’Oceano Atlantico. Si è salpato da Mantoloking in mattinata con una 8.5 metri a doppio motore Yamaha, colore bianco a strisce rosse dotata di 6 canne da pesca e una mezza dozzina di birre a testa per passare la giornata. Bellissima esperienza in particolare per me che su una barca di questo tipo non c’ero mai stato. Strabello uscire dal porto e andare in pieno oceano dove un senso di impotenza (contro non so cosa…forse tutto) mi tormentava. La pesca non è stata delle migliori, anche perchè l’acqua non troppo pulita del posto non ci ha permesso di portare a casa nulla. Al tempo stesso però, una volta tornati all’ovile nel tardo pomeriggio, ci siamo fatti 6 calamari fritti con salsa piccante e insalata di patate. E via andare…

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Tutti al mare…

Scampagnata al mare domenicale, tanto per salutare il sole almeno una volta in quest’estate a calzoni lunghi causa lavoro in azienda internazionale. Abitando upstate NY ho preferito l’oceano chiuso di Rye (45 minuti da dove vivo) ai famosi Hamptons che avrebbero richiesto almeno almeno due ore in più di traffico. La spiaggia è sabbiosa ma di una sabbia ruvida…non fine, l’acqua gelata ma pulita. La cosa più affascinante è rappresentata da queste torrette alla Baywatch con tipi sempre in tiro e salvagente rosso a siluro. Fortunatamente è stata una bellissima giornata di sole…non umido…non torrido. Manca assolutamente un Pasereja o un Ciringuito per l’aperitivo. Esportiamolo!!!

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